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La Fondazione Italiana Sommelier invitata al congresso della Società Italiana di Cardiologia - Place 2026
Pubblicato il 08/07/2026
Place 2026
Il vino, alleato silenzioso della longevità

Place 2026 a Roma, il congresso di cardiologia con testimoni d'eccezione, ridisegna il rapporto tra vino, dieta mediterranea e salute del cuore

Non capita spesso che un convegno di cardiologia dedichi un intero capitolo del proprio programma al vino. È accaduto a Roma, presso l'A.Roma Lifestyle Hotel, dove dal 25 al 27 giugno si è svolto PLACE 2026Platform of Laboratories for Advances in Cardiac Experience — tra i più importanti appuntamenti scientifici italiani dedicati al futuro della cardiologia. Sabato 27 giugno si è aperto uno spazio diverso in un contesto tanto specialistico: quello dedicato al "Longevity", con un titolo che da solo dice molto — Dieta mediterranea: il sacro Graal.


Il professor Leonardo Calò, direttore della Cardiologia del Policlinico Casilino e co-presidente del congresso, ha aperto i lavori ribadendo un concetto trasversale: il benessere non si misura solo in calorie. Un principio valido per l'attività fisica quanto per l'alimentazione, che ha trovato nel vino uno dei suoi esempi più significativi. Nell’incontro "Longevità: miti e certezze" — con numerose figure di spicco, tra cui Franco M. Ricci e l'ospite d'eccezione Giulio Rapetti, in arte Mogol — è emersa una convinzione condivisa da gran parte della comunità scientifica presente: il consumo di vino, inserito nella dieta mediterranea, non è un vizio da tollerare ma un elemento culturale e nutraceutico da valorizzare, orientativamente entro due bicchieri al giorno secondo l'indicazione più diffusa al congresso — sempre a patto di distinguere, con chiarezza, il consumo consapevole dall'eccesso, unico vero responsabile dei rischi per la salute.

Place 2026
Il vino come cultura, non come eccezione

A portare la voce del mondo enologico e della sommellerie è stato Franco M. Ricci, Presidente della Fondazione Italiana Sommelier e Direttore di Bibenda. Nel suo intervento, ha ricordato come il vino, nella tradizione mediterranea, non sia mai stato un semplice alimento, ma un elemento di convivialità, cultura e identità territoriale — un valore che rischia di andare perso se lo si osserva solo attraverso la lente del rischio, dimenticandone il contesto. La vera differenza, ha sottolineato, non sta nel vino in sé, ma nella misura e nella consapevolezza con cui lo si consuma. Un messaggio che ha trovato eco toccante nelle parole di Mogol che, alla soglia dei novant'anni, ha indicato in attività fisica costante, alimentazione equilibrata — vino incluso — e serenità interiore i veri pilastri della longevità, raccogliendo un applauso lungo e sentito.


Il filo conduttore dell'intera sessione è stato l'invito a superare i falsi miti alimentari che demonizzano indistintamente grassi, vino, singoli nutrienti, senza distinguere qualità, contesto e quantità. Lo stesso principio richiamato da Calò per i grassi — non nemici in sé, lo diventano nell'eccesso — vale, per estensione, anche per il vino.

Un messaggio per chi ama il vino e per chi ama la vita

Dal PLACE 2026 arriva dunque un messaggio chiaro a chi vive il mondo del vino: quando è espressione di cultura, misura e consapevolezza, il vino può essere parte di una vita lunga e sana. Non una scorciatoia, ma un tassello, insieme al movimento quotidiano e alla serenità ricordata da Mogol, di quel modello mediterraneo che il mondo intero studia e invidia.

Leonardo Calò
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Leonardo Calò
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