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Accordature di Montepulciano
Vision of J, l'espressione più iconica di Fattoria Le Terrazze, dalla 1997 alla 2021
di Sara Speroni
Pubblicato il 30/06/2026

Fattoria Le Terrazze presenta la sua etichetta ‘Vision of J’, la sua espressione più iconica, attraverso una narrazione che unisce, tramite il suo creatore, mondi solo apparentemente distanti: il vino, la danza ordinata della matematica, il respiro libero del rock e una suggestiva collaborazione con Bob Dylan.

©Fattoria Le Terrazze

Ci sono storie che devono essere scritte, che nascono per essere accolte e comprese, non per celebrare solo un traguardo, ma per raccontare un percorso umano.

Spesso chi le vive non ne coglie pienamente l’eccezionalità: come un protagonista inconsapevole, guidato da passione sincera che attraversa la vita un passo dopo l’altro e scivola tra le onde del tempo senza misurare la portata delle proprie esperienze, né il solco profondo che lascia lungo il cammino.

 

Sono storie dense di significato, intensità e intuizione, capaci di attraversare gli anni e fissarsi nella memoria con una presenza discreta ma persistente, legata indissolubilmente ai luoghi e alle persone.

 

La storia di Antonio Terni che, insieme alla moglie Georgina, custodisce l’anima di Fattoria Le Terrazze, si sviluppa proprio in questa dimensione: il percorso di un uomo che ha varcato i decenni con lo sguardo sempre rivolto oltre l’orizzonte, con lo spirito di un viaggiatore e la sensibilità di un visionario.

UNA VITA TRA LA PUREZZA DEI NUMERI, LA VERITÀ DEL VINO E IL GRAFFIO DEL ROCK
© Fattoria Le Terrazze - Ritratto di Antonio Terni - Katherine Sandoz

Nato sotto il sole dell’Argentina, Antonio Terni approda nei primi anni Sessanta in una Milano allora velata da una malinconica nebbia. 
Quel grigiore, tuttavia, viene presto squarciato dal fermento della ‘British Invasion’: l'irrompere dei The Beatles, dei The Rolling Stones e dell’estetica vibrante di Carnaby Street infonde nei giovani un’inedita energia, fatta di colore e libertà.


A questa rivoluzione ne segue una seconda, di matrice d'oltreoceano: le sonorità di The Beach Boys, le trame sonore dei The Byrds e le visioni psichedeliche dei Jefferson Airplane aprono nuovi orizzonti, fino all’emergere del genio di Bob Dylan, capace di distinguersi per liriche che trascendono la canzone, diventando autentica poesia. 


Ancora oggi Antonio coltiva questa passione con devozione: ha assistito a circa 150 concerti del grande cantautore, che definisce ogni volta irripetibili e differenti, perché Mr. Dylan rinnova costantemente la scaletta, seguendo le ispirazioni del momento, e anche a seconda del suo umore.
E non è tutto, nella sua memoria vivono anche esperienze ormai parte di un cosmo tra mito e leggenda, come aver visto dal vivo i The Beatles e una esibizione di Jimi Hendrix, frammenti di storia della musica impressi per sempre.

©Shutterstock

Guidato da una passione irrefrenabile per la matematica, che lo accompagna ancora oggi, Antonio consegue la laurea in Ingegneria Nucleare al Politecnico di Milano. 


Dopo le prime esperienze professionali, il destino lo riconduce a Numana, nella dimora di famiglia ed è da qui, dove le vigne di Montepulciano affondano le radici sin dal 1882, che si dedica con passione all'arte vitivinicola intrecciando rigore scientifico e sensibilità artistica.


Il padre, Paolo Terni, aveva ereditato la tenuta nel 1951, trasformandola da realtà mezzadrile a conduzione diretta e nel 1967 aveva contribuito alla nascita della DOC Rosso Conero.


Sotto la sua guida Fattoria Le Terrazze avvia un importante processo di rinnovamento: nuovi impianti vitati e l’inizio dell’attività di imbottigliamento segnano l’avvio di una fase decisiva.


Con l’ingresso di Antonio, il percorso evolve ulteriormente, introducendo una serie di innovazioni che ridefiniscono l’identità aziendale. Nel 1983, in collaborazione con Carlo Pigini, nasce Donna Giulia, il primo Metodo Classico a base Montepulciano, un progetto pionieristico per il territorio, e nel 1988 vede la luce la prima annata di Sassi Neri, Conero Riserva, destinata a diventare una delle espressioni più emblematiche della tenuta.

LA NASCITA DI ‘VISIONS OF J’
© Shutterstock

Nel 1997 compie una scelta destinata a segnare una svolta: decide di vinificare separatamente i frutti di un ambizioso progetto di reimpianto avviato anni prima in collaborazione con l’Università di Milano. Il lavoro si fonda su una selezione accurata di barbatelle provenienti dai ceppi più antichi e saggi della tenuta. 


Nasce così un vino sorprendente a cui, tuttavia, non è riuscito a dare un nome. 


La ricerca si fa allora meticolosa e si esplorano, come nella tradizione, eventuali legami con il territorio, ma, né il richiamo al fiume Musone, né quello alla Contrada Porchereccia, sembrano rendere giustizia all'eleganza del prodotto. Antonio sceglie allora di attendere, affidandosi al tempo e alla vita, nella convinzione che il destino, con i suoi percorsi imprevedibili, saprà suggerire la soluzione.


L'ispirazione arriva come un soffio improvviso durante una notte magica a Granada: sotto il cielo spagnolo, durante un concerto, Mr. Bob Dylan intona dal vivo per la prima volta ‘Visions of Johanna’, uno dei brani più amati da Antonio. Una vera folgorazione. 
Per proteggere quell'intuizione e renderla eterna senza sfidarne il nome originale, scelse un'abbreviazione carica di mistero e promessa: nacque così ‘Visions of J’.

LA COLLABORAZIONE CON BOB DYLAN

Qualche tempo dopo, tramite il batterista George Receli, Antonio riuscì a far recapitare all’artista delle bottiglie di quel vino e con sorpresa, e soddisfazione, fu contattato dal manager di Dylan, Jeff Rosen:

 

Dear Mr. Terni

Bob Dylan asked me to get in touch with you. 
Apparently, you had expressed interest in creating a Bob Dylan wine. 
We are intrigued by the idea and would like more information. 
I look forward to hearing from you.

 

Caro Signor Terni,


Bob Dylan mi ha chiesto di mettermi in contatto con lei.


A quanto pare, lei aveva espresso interesse nel creare un vino di Bob Dylan.


Siamo incuriositi dall'idea e vorremmo avere maggiori informazioni.


Resto in attesa di una sua gentile risposta.

© Fattoria Le Terrazze

Dal fitto intreccio successivo di corrispondenza e dalla sintonia tra due anime, vede la luce ‘Planet Waves’, un blend da uve Montepulciano e Merlot.
Il nome, da un disco del 1974, diventa il sigillo di un’unione straordinaria: le firme di Antonio Terni e Bob Dylan impresse, l'una accanto all'altra, sulla medesima retroetichetta, come traccia tangibile di un incontro irripetibile.


L'annuncio, nel 2004 per l’annata 2002, risuona con fragore, conquistando persino la prima pagina del Corriere della Sera con la prestigiosa firma di Aldo Grasso, scatenando un entusiasmo mediatico senza precedenti per un’edizione destinata a vivere tre indimenticabili annate: una ‘limited edition’.


Eppure, oltre l’eco del successo c’è molto di più. Ogni parola incisa sulla retroetichetta è il riflesso di un legame intimo con la matematica e l'armonia segreta dei numeri: una meditazione poetica sul destino e sulle trame invisibili che governano l'universo.

In questo sorso leggendario, Antonio riesce ancora una volta a far convergere le sue passioni, fondendo rigore scientifico e slancio creativo in un'opera unica, capace di parlare con la stessa intensità al cuore e al palato.


La medesima forza creativa guida la genesi del vino ‘Chaos’, un uvaggio da Syrah e Merlot, il cui nome è già, di per sé, una dichiarazione d'intenti. 


Nell’etichetta, che cambia ogni anno, spicca l'insieme di Mandelbrot, il celebre frattale matematico che incarna il concetto di infinito. 


Questa figura iconica straordinaria è caratterizzata dalla proprietà affascinante di 'autosimilarità': addentrandosi nei suoi dettagli, e ingrandendoli all'infinito, quasi per incanto riaffiora sempre la medesima forma, una bellezza che si replica identica in scale diverse, come accade nella struttura del cavolo romano.
 

È un omaggio all'ordine nascosto nel disordine, alla geometria invisibile che governa il caos. Proprio come nel vino, dove dall’incontro di molti elementi nasce una armonia ogni volta differente e inattesa: un equilibrio vivo, dinamico e irripetibile.

© Fattoria Le Terrazze
FATTORIA LE TERRAZZE
© Fattoria Le Terrazze

Oggi diciotto ettari di vigneti preziosi si distendono come un ricamo nel verde solenne del Parco Naturale del Monte Conero, lasciandosi accarezzare incessantemente dalle brezze del mare su cui si affacciano.
In questo anfiteatro naturale il Montepulciano domina con autorevolezza mentre varietà internazionali come Syrah, Merlot e Chardonnay trovano una nuova, aristocratica identità, nutrite da un microclima unico che trasforma ogni sorso in un’esperienza.


L'emblema della cantina è il Rosso Conero, che raggiunge la massima espressione nella prestigiosa Riserva ‘Sassi Neri’ DOCG, fiore all’occhiello e pluripremiata etichetta della Tenuta.


Accanto a questo pilastro della tradizione, la produzione si arricchisce di creazioni dal carattere distintivo: l’IGT Chaos, l’elegante Chardonnay Le Cave; il vivace rosato Pinkfluid e lo spumante Donna Giulia.


In questo intreccio tra passioni e intelletto, la firma enologica è quella di Federico Curtaz, un interprete meticoloso che, grazie ad un approccio scientifico e rigoroso, accompagna la natura verso la sua espressione più autentica e nitida.


Se Antonio rappresenta la "visione", la moglie Georgina è la forza motrice e l'anima organizzativa della Fattoria.
Di origini inglesi e amante invece della musica classica, ha portato in azienda concretezza e pragmaticità, oltre ad un'apertura internazionale fondamentale.

IL TERRITORIO

Numana, nella regione Marche, in provincia di Ancona, è un luogo intriso di bellezza selvaggia, dove l'Adriatico abbandona la sua veste più lineare per tornare a una dimensione quasi primordiale, e questa natura indomita non si limita alle scogliere, ma si trasferisce anche nel carattere deciso e identitario dei suoi vini.
 

I suoli del Conero rappresentano una vera anomalia geologica per la costa adriatica, caratterizzati da una matrice fortemente calcarea e marnosa, a differenza delle zone costiere circostanti, prevalentemente sabbiose o argillose: il promontorio è un enorme "ellissoide calcareo" emerso circa cinque milioni di anni fa.
A seconda dell'esposizione dei vigneti, i suoli variano da calcareo-argillosi a calcareo-sabbiosi, contribuendo ad una straordinaria complessità espressiva.

IL VINO: VISIONS OF J
Fattoria Le Terrazze

La gamma dei vini di Fattoria le Terrazze si distingue per ampiezza e coerenza stilistica, offrendo etichette di grande personalità e profondità: in questo panorama, ‘Vision of J’ è considerato uno dei vini di punta, se non il simbolo stesso dell'eccellenza. 


L’alto contenuto di calcare attivo nei suoli della zona è uno dei fattori chiave dell’eleganza del vino.


Il calcare, infatti, esercita un’azione di contenimento sulla vigoria del vitigno Montepulciano, favorendo un profilo più fine e scolpito, caratterizzato da una precisione aromatica e strutturale.


Visions of J prende vita esclusivamente nelle annate d'eccezione, quando la vendemmia consente di raggiungere l’apice della purezza espressiva del frutto.

 
La sua genesi nasce da una selezione alchemica rigorosissima: vengono scelti esclusivamente i grappoli provenienti dalla vigna più vecchia della tenuta.


La maturazione può variare dai diciotto ai ventiquattro mesi in barrique, con un utilizzo calibrato dei legni; una parte nuova, una parte di seconda e terzo passaggio. Il percorso si completa con un lungo affinamento in bottiglia, fase fondamentale per l’integrazione degli elementi e la piena definizione del profilo aromatico e gustativo.

La presentazione è avvenuta nell’ambito di una serata presso la ‘Villa del Marchese del Grillo’ di Fabriano, dimora storica del Settecento appartenuta al Marchese Onofrio del Grillo, reso celebre dall'omonimo film di Mario Monicelli, oggi valorizzato con sensibilità e visione dalla famiglia d’Alesio che ospita un hotel e un ristorante.
La sua cucina si distingue per una ricerca attenta e rigorosa delle migliori eccellenze marchigiane: materie prime selezionate, stagionalità rispettata e una sensibilità contemporanea che esalta, senza mai tradire, la tradizione. Un ristorante che celebra con orgoglio l’identità gastronomica del territorio.
In questo contesto di rara bellezza, l’esperienza gastronomica si eleva: non semplice ristorazione, ma un incontro armonioso tra storia, gusto ed eccellenza.

Fattoria Le Terrazze - ©marchesedelgrillo.com
IL RACCONTO DELLA VERTICALE

Degustare il vino ‘Visions of J’ non è una semplice analisi tecnica, ma l’ascolto di una composizione che muta col passare delle stagioni.
Questa verticale di sei etichette rappresenta un quarto di secolo di interpretazioni, dall’annata 1997 fino all’annata 2021.

Fattoria Le Terrazza
ANNATA 1997: L’Ouverture

Se questa ballata avesse un suono, il 1997 sarebbe il tocco pulito di una corda di chitarra che vibra nell'aria limpida. 
È un’annata che sfida le leggi dell’ossidazione, presentandosi nel calice con una vitalità che lascia attoniti.
Nonostante i quasi trent'anni di attesa, il vino non si è rifugiato nei sentori cupi dell'evoluzione; al contrario, accoglie il naso con una freschezza sorgiva. Il frutto, lungi dall'essere appassito, è ancora croccante, una marasca matura che si intreccia a un giardino di sfumature floreali appena sbocciati dopo una pioggia estiva.
Al palato, l'accordatura è perfetta: la trama dei tannini è ormai fusa in un abbraccio setoso, ma è la vena acida e sapida a guidare il ritmo, mantenendo il sorso dinamico, snello, incredibilmente giovane. 
Dopo il primo impatto rivela con parsimonia un’anima più scura e intrigante. Emergono intensi richiami verdi: è il profumo della corteccia umida e del sottobosco dopo il temporale, una nota vitale che dà ritmo e profondità al sorso.
col passare dei minuti nel calice il vino compie la sua vera metamorfosi: la parte fruttata si scosta per lasciare il palco alla potenza minerale

ANNATA 2001

Questa annata rappresenta il momento in cui la ballata raggiunge il suo "assolo" più potente e celebrato. In molti la considerano l'annata leggendaria, in cui ritmo si fa più lento e riflessivo.
È un vino che parla con una voce più bassa, ma più ricca. L’evoluzione ha compiuto un passo deciso, abbandonando il vigore della giovinezza per abbracciare una maturità complessa e affascinante. 
Al naso, l'impatto è dominato da una nota agrodolce di tamarindo, che dona una freschezza bruna e vibrante, intrecciandosi magistralmente a sentori di cuoio nobile e tabacco da pipa appena aperto. È un bouquet che evoca il calore di una biblioteca antica, dove l’aria è densa di storie e di attese.
È un’evoluzione "spinta" che però non perde mai la bussola della tipicità: quella mineralità calcarea del Conero qui diventa una presenza costante
Ma è nel sorso che avviene la magia inaspettata: nonostante la complessità evolutiva, il vino si rivela incredibilmente serbevole. La potenza del Montepulciano si è distillata in un’eleganza fluida.

ANNATA 2004

Il 2004 è una ballata che esplora sonorità più aspre e intriganti. il Montepulciano sembra voler mostrare il suo lato più viscerale, quasi ancestrale, legandosi indissolubilmente agli elementi più duri del suo terroir.
L’impatto olfattivo è spiazzante, emerge una nota densa di concentrato di pomodoro, che apporta una dolcezza sapida e profonda, subito sferzata da una parte metallica tagliente. È un profumo che evoca la ruggine e la terra bagnata, un richiamo al ferro e al calcare che compongono l'ossatura del Conero.
Non è però un vino statico; col tempo emerge una liquirizia nerissima e pura, che funge da collante tra queste sensazioni quasi industriali e la polpa del frutto. Al palato, questa "ruggine" si traduce in una tensione vibrante, una firma minerale che non concede spazio a morbidezze eccessive. 

ANNATA 2006

Nel 2006 Visions of J ritrova un’armonia maestosa, quasi opulenta, tipica di una delle vendemmie più equilibrate del decennio. Arrivare alla 2006 significa incontrare il Visions of J nella sua forma più smagliante. Se le annate precedenti ci hanno raccontato di freschezze inaspettate o evoluzioni audaci, la 2006 ci consegna la definizione stessa di equilibrio. È la bottiglia che mette d'accordo il tempo, la terra e la mano dell'uomo in una sintesi che rasenta la perfezione. Al naso non c’è una nota che sovrasta l’altra: è un coro polifonico. Il frutto è maturo e profondo, ma è vestito di una nobiltà sartoriale fatta di spezie dolci, cacao e quella firma minerale che qui non è più ruggine, ma seta minerale. Ogni profumo è nitido, pulito, incredibilmente armonico. Il sorso è una carezza di potenza controllata. C’è una compiutezza che lascia quasi senza parole: il tannino è un ricamo invisibile, la freschezza è una corrente sottile che sostiene una struttura imponente ma mai pesante. 
È un vino che si muove nel palato con la naturalezza dei grandi classici, chiudendo in un finale lunghissimo, dove la sapidità del mare e il calore del sole si fondono in un abbraccio finale. 
È, senza ombra di dubbio, il momento di massima luce della nostra ballata: l’Acme.

ANNATA 2015

È il momento di tonalità ambrate e calde. È una strofa che racconta di un’estate lunga e vibrante, dove il calore ha impresso un timbro aromatico sul Montepulciano, una evocazione della pelle scaldata dal sole di agosto a Numana.

Al naso, la freschezza degli anni precedenti lascia il posto a una dolcezza più complessa e opulenta: emerge potente il dattero, con la sua polpa densa e zuccherina, che trascina il bouquet verso territori quasi esotici. Ma è la canfora a dare il colpo di scena: una nota balsamica, fredda, quasi medicinale, che squarcia la densità del frutto come un soffio di vento improvviso, restituendo al vino una verticalità inaspettata.

ANNATA 2021: The New Underground

Arrivare alla 2021 significa ascoltare il primo vagito di una futura leggenda. Se la nostra ballata nel tempo è iniziata con la freschezza paradossale del 1997, si chiude oggi con una purezza che toglie il fiato. È un ritorno al grado zero della materia, dove il Montepulciano si riappropria della sua identità più limpida e solare.
Al naso, è un’esplosione di luce cremisi: la marasca e il lampone sono così nitidi da sembrare appena colti, ma sono già avvolti in quella nuvola di violetta e petali di rosa che avevamo incontrato all'inizio del viaggio, regna la fragranza di una macchia mediterranea in fiore, con una punta di pepe bianco che ne vivacizza il ritmo.
Il sorso è l’emblema della essenzialità contemporanea scatta in bocca con un’energia vibrante, sostenuto da una spinta che danza insieme a un tannino ancora stretto, scalpitante, come una corda di violino tesa al massimo. La mineralità è una scia sottile, un richiamo diretto all’Adriatico che brilla poco lontano dai filari. 
È un’annata che non chiede di essere capita, ma di essere attesa: un accordo sospeso che ci lascia con il desiderio di sapere cosa diventerà questa melodia tra vent’anni.

E così tra visione e materia, tra rigore e intuizione prendono forma etichette protagoniste di un racconto che non si esaurisce nel calice. 
Perché ogni bottiglia è un punto di incontro tra terra e pensiero, tempo e destino, ed è proprio in questo equilibrio fragile e potentissimo che si riconosce l’eredità più autentica di Antonio Terni: aver dato forma a qualcosa che va oltre il vino, e che, come tutte le cose vere, continuerà a parlare, con umiltà e sincera passione, a chi sa coglierne la profondità.

© Fattoria Le Terrazze

Fattoria Le Terrazze
Via del Musone, 4
60026 Numana (AN)

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