Ci sono momenti in cui il vino smette di essere semplicemente un nettare nel calice. Smette di essere tecnica, smette di essere commercio. Diventa un racconto d’amore, di terra e di tempo. La verticale di Brunello di Montalcino Riserva Biondi-Santi, andata in scena lo scorso 19 maggio nella cornice del Rome Cavalieri, è stata esattamente questo: un viaggio mistico attraverso dieci tappe della storia enologica italiana, un’esperienza totalizzante in cui la classe imperitura del Sangiovese si è palesata in tutta la sua fiera, aristocratica eleganza.
Ho avuto l’onore e il brivido di guidare questa sinfonia di emozioni, assecondando la poesia che ogni calice liberava nell’aria. Al mio fianco, due custodi contemporanei del mito del Greppo: Federico Radi, direttore dei vigneti e della cantina, che ha svelato l’anima tecnica e il rispetto sacrale per la terra, e Simone Mercati, direttore commerciale, magistrale nel narrare il respiro globale di un marchio eterno.
Il percorso è stato un crescendo teatrale, teso tra l’energia vibrante della giovinezza e la commovente complessità della maturità.

Un blocco di annate monumentali, un corpo a corpo tra presente e futuro.
• 2019 e 2015: hanno letteralmente abbagliato la sala per freschezza, tensione e la promessa di un futuro radioso.
• 2012 e la prodigiosa 2010: hanno mostrato un equilibrio millimetrico, chirurgico. Qui il frutto maturo, l’arancia rossa e i sussurri della macchia mediterranea si fondono con preziosi accenti di sottobosco e spezie nobili. È la perfezione che inizia a svelarsi.

Il momento in cui la materia si fa seta e l’evoluzione comincia a ricamare il suo ordito.
• 2007 e 2006: hanno incantato per la trama di un tannino strabiliante, carezzevole ma fiero.
• 1998 e il celebre millesimo 1997: hanno spalancato le porte della magia evolutiva. Il naso si accende di tabacco scuro, cuoio antico e spunti terziari profondi, esaltati da quella firma minerale ed ematica che solo il Greppo sa regalare con una simile struggente finezza.
La climax emotiva della serata. Il punto di non ritorno, dove le parole cedono il passo al silenzio e al rispetto.
• 1985: sontuosa, opulenta, fiera.
• 1983: straordinaria, ultraterrena.
La sala è rimasta sospesa, incantata. Due vini incredibilmente, sfacciatamente vivi, sorretti da una spalla acida commovente e da un finale infinito, monumentale. Un sorso che ha lasciato sul palato echi di arancia amara, humus, incenso e... la consapevolezza di aver assaggiato la storia.
Non è stata una semplice degustazione: è stata la prova tangibile che la ricerca dell’assoluto, a Montalcino, ha un nome ben preciso.

Biondi Santi Tenuta Greppo
Villa Greppo, 183 - 53024 Montalcino SI
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