Vuoi per la stagione, per la moda, per la compagnia o semplicemente per il desiderio di rompere un’abitudine, attraversiamo tutti il periodo “rossista”, il periodo “bianchista” e, talvolta, persino quello dell’andare controcorrente. Le bollicine, però, non restano mai escluse. Non esiste momento che non sia adatto a un calice brioso.
La serata si apre proprio sull’ilarità che ruota attorno a questo termine: “bollicine”. Esistono ancora realtà che storcono il naso, ritenendolo una banalizzazione eccessiva per vini che oggi rappresentano eccellenza assoluta e, in alcuni casi, autentico lusso. Ma qualunque sia il contesto, loro nascono per la leggerezza, ambasciatrici di gaudio e spensieratezza. Possiamo parlare di Metodo Classico o Traditionelle, possiamo attribuire loro un nome, talvolta persino un cognome quando vogliamo identificare uno stile o un dosaggio particolare. Eppure, quel brio che la carbonica porta nel calice difficilmente trova una sintesi migliore.
Il carisma del duo Mallozzi-Lai anima la serata con spunti capaci di far riflettere su questioni tangibili, che appartengono alla quotidianità di molti appassionati. Perché alcuni di questi vini sembrano così poco accessibili? Perché approfittare di un fascino tanto irresistibile strumentalizzandolo? Ci si riferisce al mercato e a prezzi ostici da mandare giù, sostenuti da una domanda costante e vigorosa, ma da un’offerta che di accattivante, ultimamente, ha ben poco.
È bene però non demonizzare con troppa superficialità e ragionare piuttosto sul sottile confine tra il “costa tanto” e il “vale tanto”.
La degustazione si rivela emblematica proprio per questo. Sei calici, provenienti da altrettante realtà europee, rendono tangibile come la qualità nasca anzitutto da territori vocati e da quella dedizione imprescindibile e necessaria per perseguirla.
dalleVigne è un progetto di distribuzione che si prefigge il bere bene attraverso una sincera interpretazione di alcuni terroir e dunque del lavoro di alcuni produttori incontrati, conosciuti e vissuti. Anzi, sarebbe più corretto dire viticoltori.
Proprio quella figura che oggi meriterebbe di tornare al centro del racconto, anziché rimanere ai margini di dinamiche speculative e, di conseguenza, di giudizi spesso poco favorevoli. Intendiamoci: troppo frequentemente la qualità percepita viene misurata dal prezzo che ci si trova davanti. E allora diventa facile, per gli ultimi attori della filiera, ben oltre la distribuzione, rincarare la dose oltre ogni ragionevole misura, relegando a coloro che quel prodotto lo plasmano un ruolo gregario.
Falanghina Frizzante Regina Isabella sui Lieviti – Mustilli | Campania
(Il modaiolo)
Oltre il velo nel calice si scorgono profumi di fette biscottate, macaron e un impatto fruttato-floreale di personalità, fuso tra pera coscia, banana, crosta di pane che si tosta e miele d’agrumi. Una briosità evocata al naso e rispettata al palato, dove questo ventaglio aromatico si distende senza spigoli e quella dimensione fruttata assume ancor più spessore. Un vino franco, diretto e spensierato, capace di mettere d’accordo immediatezza e carattere.
Palau Gazó Brut – Palau | Cava
(Il fresco)
Un naso che parla attraverso lime, pompelmo, kumquat e mela verde, uniti a una dimensione sapida che oscilla tra il salmastro e lo iodato. Curiosi i richiami di gomma-pane che stuzzicano l’attenzione senza mai uscire dal seminato. Curiosità che trova riscontro in un sorso vibrante e glicerico, dinamico, sostenuto da una bolla fine e continua. L’agrume guida il passo iniziale per poi spartire il finale con una scia sapida che lascia sulla bocca una sensazione quasi cristallina di salgemma.
Blanquette de Limoux Blanc de Blancs – Domaine Vergnes | Languedoc-Roussillon
(L’originale?)
Mela verde e fragranza di pane si incontrano in un corredo aromatico in cui i fiori bianchi emergono con maggiore evidenza, regalando ulteriore finezza all’insieme. Anche i rimandi al lievito si esprimono con garbo, contribuendo a una personalità leggera e delicata. Grande corrispondenza gusto-olfattiva e leggiadria tattile: un respiro di mela e fiori accompagna il sorso. La salinità si lascia attendere qualche istante prima di assumere un sottile ma persistente spessore.
Crémant de Bourgogne Blanc de Noirs – Marsigny | Borgogna
(La carezza)
Qui già dal nome si intuisce una delle caratteristiche identitarie: il Crémant deve mantenere una pressione interna inferiore alle cinque atmosfere: una carezza, insomma. Al naso si dimostra fine fin dalle prime battute e progressivamente complesso, incentrato su timbri di fiori bianchi e agrumi che prendono sempre più spazio nel calice. Netta la sensazione lattica, fusa a una mineralità che richiama la pietra focaia e a sfumature quasi cerose. In bocca quel respiro floreale assume materia e si rivela ancor più cremoso di quanto lasciasse presagire, finché la sapidità non arriva a rubare la scena e a trattenere il sorso.
#5 Trento Brut – Raeticus | Trentino
(Il signorile)
In questo calice si abbandonano le vesti paglierine che, nei precedenti, si animavano in questa o quella sfumatura. Qui il colore è dorato e questa maggiore ricchezza si riversa anche al naso: mela grattugiata, panificazione dolce, quasi strudel con uvetta, quella trama burrosa, il baccello di vaniglia ripulito della sua anima, legni biondi, tabacco dolce e una speziatura ancora in cerca di una definizione compiuta. In bocca lo slancio fresco tende subito ad allargarsi, rendendo il sorso ricco e maturo, dalla struttura signorile. Sapido, certamente, ma soprattutto continuo nel suo sviluppo.
Champagne Brut Blanc de Blancs Extra Quality – Ployez-Jacquemart | Champagne
(L’archetipo)
Un naso di alto profilo, citrino e burroso, gessoso al limite del didattico. Poi però il copione si rompe e continua un dialogo in cui non esiste lingua: lui lascia intendersi. Mandarino, pane, ma integrale. Una tensione sapida che denuncia i propri natali e mostra un intreccio fatto di cremosità ed eleganza. Il sorso vive di un dualismo fresco-sapido incessante, in equilibrio continuo, senza mai concedersi una vera tregua, senza mai smettere di appagare.
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